Analisi della qualità della RCP pediatrica extraospedaliera

L’arresto cardiaco in età pediatrica colpisce ogni anno migliaia di bambini in tutto il mondo.

Negli ultimi dieci anni, nonostante ci siano stati miglioramenti significativi nella sopravvivenza, meno del 10% dei bambini sopravvive alla dimissione ospedaliera con esito neurologico favorevole.

Diversi studi hanno dimostrato che i soccorritori hanno un discreto margine di miglioramento per poter raggiungere l’adeguatezza sia della frequenza delle compressioni, sia della profondità delle compressioni che per diminuire le pause tra le compressioni e le ventilazioni.

L’errore di maggior riscontro è la mancanza di correlazione tra la frequenza e la profondità delle compressioni: l’aumento della velocità delle compressioni è a scapito delle profondità. Si comprime troppo velocemente, ma con poca profondità.
Con i soliti limiti degli studi si può affermare che raggiungendo alti livelli di conformità alle linee guida, la sopravvivenza e la sua qualità può migliorare di quasi il 40%. Uno dei motivi dello scarso rendimento potrebbe essere (fortunatamente) la bassa frequenza degli arresti cardiaci in età pediatrica; per quanto riguarda la mia esperienza in circa 20 anni di lavoro, ho avuto a che fare con 3 casi di arresto/periarresto cardiaco in età pediatrica.

Ma siamo davanti ad un problema rimediabile: grazie alla tecnologia, i manichini di nuova generazione consentono di migliorare le performance rianimatorie. Speriamo che la tecnologia del futuro riesca anche a raggiungere e convincere la mente di chi ha perso la voglia di formarsi ed aggiornarsi.