Esito e fattori di rischio nei bambini dopo arresto cardiaco da trauma

Una recente revisione delle pubblicazioni scientifiche (Resuscitation Volume 96, Pages 59–65) ha rivelato che i bambini, rispetto agli adulti (e a quanto si affermava in precedenza) sembrano avere una maggiore probabilità di sopravvivenza a seguito di arresto cardiaco traumatico, ma tendono ad avere un esito neurologico più sfavorevole.

Il trauma è una delle cause più comuni di arresto cardiaco pre-ospedaliero e mortalità in età compresa tra 1 e 16 anni.

I dati sono stati analizzati tramite il Registro del Trauma Tedesco che dal 1993 ha raccolto più di 120.000 casi.
I dati dei bambini (meno di 14 anni di età) sono stati confrontati con il gruppo degli adulti (età 18-50 anni; il limite di 50 anni è stato preso come età in cui è più difficile che si evidenzino malattie).

26.000 pazienti soddisfacevano i criteri di inclusione, di cui 24.500 adulti (18-50 anni) e 1500 pediatrici (≤14 anni). Sono stati analizzati i dati dopo la rianimazione di 152 bambini e 1690 adulti. Il tipo di incidente non era statisticamente significativo nel gruppo pediatrico riguardo alla mortalità.

Il 19,4% del gruppo dei bambini ha avuto un esito buono o moderata, rispetto al 12,4% degli adulti.

I dati sulla sopravvivenza, sembrano concordare con le ultime dichiarazioni dell’ American College of Surgeons in cui si afferma che "il trasporto immediato verso il pronto soccorso dovrebbe essere considerato per i bambini con RCP in corso, iniziata entro 5 minuti dall’arresto cardiaco, assicurando la gestione delle vie aeree e il posizionamento di una linea venosa (anche intraossea) durante il trasporto.

I fattori prognostici negativi sono stati:
• shock (con pressione sistolica minore di 90 mmHg);
• rottura del bacino;
• trauma cranico severo (GCS 3);
• necessità di trasfusione;
• necessità di intubazione.

Il posizionamento di un drenaggio toracico sulla scena non ha avuto influenza sulla sopravvivenza.
Uno degli errori di maggiore riscontro è stato l’intubazione (esofagea nel 25% dei casi)

Conclusioni personali
La RCP nei bambini dopo un trauma grave sembra produrre un risultato migliore di quanto non faccia negli adulti, per cui vanno incoraggiati nuovi studi al fine di produrre algoritmi di rianimazione specifici per il trauma in età pediatrica.


Occorre incoraggiare:
• la performance nella gestione delle vie aeree e proporre semplici strategie di intubazione e ventilazione;
• la somministrazione di liquidi anche mediante accesso intraosseo, ricordando che il loro quantitativo è ottimale e necessario al raggiungimento dei 90 mmHg di pressione arteriosa.


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