CUORE UNIVENTRICOLARE E COMPRESSIONI TORACICHE EFFICACI

Il cuore univentricolare è una patologia caratterizzata dalla presenza di un’unica camera ventricolare, l’altra è molto piccola e non è in grado di generare un flusso sanguigno adeguato; l’aorta e l’arteria polmonare nascono dalla camera ventricolare principale (quella più grossa) ma spesso sviluppano degli ostacoli al flusso di sangue (chiamate stesosi).
A secondo del tipo di stenosi i sintomi prevalenti variano dalla cianosi allo scompenso cardiaco.
L’esame diagnostico per eccellenza è l’ecocardiografia, alla quale segue il cateterismo cardiaco (una procedura che per mezzo di un piccolo catetere posizionato in un’arteria periferica consente la visualizzazione del tipo e della qualità della vascolarizzazione).
Il trattamento è chirurgico e avviene in più fasi.

I pazienti con cuore univentricolare sono a più alto rischio di arresto cardiaco rispetto alla popolazione normale.

Durante la RCP in tutti gli arresti cardiaci, è importante comprimere la maggior parte del ventricolo e occorre evitare la compressione della parte superiore del cuore (chiamata tratto di efflusso), e lo è ancor di più in caso di cuore univentricolare.
Le linee guida American Heart Association (AHA) raccomandano che le compressioni siano effettuate al centro del torace della vittima (precisamente nella metà inferiore dello sterno), senza fare menzione particolare per questo tipo di patologia.

Secondo uno studio recentemente pubblicato su Pediatr Crit Care Med. (2016;17(4):303-306), la posizione ottimale per la compressione toracica esterna per i pazienti con cuore univentricolare è più bassa (fino al 25% più in basso) rispetto agli standard raccomandati nelle attuali linee guida AHA.


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